martedì 14 settembre 2010

Lost in translation – Un’ultima parola su Urania e i tagli nelle traduzioni

Scrat scrat scrat. Rumore di unghie frenetiche che tentano di abbarbicarsi alla liscia superficie di lucidi, impervi specchi. Una spessa coltre di nebbia a celare i provetti alpinisti.

E’ ormai storia vecchia: settimane fa qualcuno ha confrontato il fascicolo di Urania n.1561 contenente la traduzione di un romanzo premio Hugo di Vernor Vinge con l’edizione originale dell’opera e ha diffuso la notizia; un fatto molto semplice, come si vede. Ai tempi della Rete succede. A questo punto dei lettori si sono risentiti e lo hanno fatto presente: ai tempi della Rete accade anche questo. In tal modo, a seguito della cosa si è venuti a sapere in via ufficiale (i si dice, i tutti sanno che, vorrei ricordarlo, non contano una mazza) che non tutte le traduzioni di Urania sono integrali, che alcune sono pesantemente tagliate e la decurtazione può arrivare perfino al 15% della lunghezza complessiva dell’opera. 

Un fatto anch’esso molto semplice, banale se vogliamo. Chiaramente, è increscioso che non fosse mai stato dichiarato che una politica editoriale data per chiusa anni addietro venisse nuovamente praticata. E’ increscioso essere stati pizzicati, chiaro. Ma ai tempi della Rete prima o poi le cose si risanno, è bene esserne consapevoli.
Il passato di Urania *

Come è naturale che fosse, sono seguite le scuse ai lettori da parte dei responsabili  della testata e dell’editore e l’assicurazione che se motivi di politica editoriale avessero in futuro reso ancora necessaria la pratica i lettori ne sarebbero stati avvertiti in copertina, e magari, per ulteriore correttezza, un editoriale interno avrebbe spiegato i motivi e la natura dei tagli. Lineare e scontato, monsieur de La Palice benedice e plaude dall’alto dei cieli. Il modo più dignitoso di chiudere la vicenda, no? No. Ora svegliatevi dal sogno.

E’ stato a questo punto che i responsabili della testata hanno iniziato la loro ascensione alla parete vetrosa del K2 e un esercito di complemento di addetti variamente ai lavori si è schierato compatto a difesa emettendo nebbia e incasinando le acque perché il punto nodale della questione fosse confuso tra altri mille irrilevanti.

Per cui restiamo al punto. E il punto è che i tagli erano stati praticati alla chetichella senza dare alcuna informazione: i si dice, i tutti sanno che, vorrei ricordarlo di nuovo, non contano una mazza. Che qualcosa si risappia dandosi di gomito tra gli amici degli amici rende solo più sporca la tal cosa quando viene fuori. Che il nodo (la figura di merda prodotta da una pratica assai inelegante e taciuta) sia questo e ne sia ben consapevole chi deve esserlo, lo ha chiarito perfettamente la reazione inviperita dei vertici uraniani che sul blog della rivista si sono spinti ad affermare che la richiesta di segnalare eventuali edizioni non integrali vorrebbe imporre loro un velleitario, anti-professionale e, in ultima analisi, menzognero bollino di anti-qualità che solo la mente di un fanatico poteva concepire. Ohibò. Dunque comunicare un fatto, che cioè si sta presentando un’edizione che non riproduce integralmente l’opera originaria, sarebbe un atto menzognero. La guerra, insomma, è pace, ci viene fatto sapere. Informare gli acquirenti di cosa stanno comprando e del lavoro svolto sarebbe anti-professionale. La guerra è pace, si diceva. Va da sé che la banale richiesta di avere informazioni commerciali si configura come velleitaria ed è anche indice di fanatismo. La guerra… ma l’ho già detto.

Restiamo al punto, allora. I tagli in sé non rappresentano una questione essenziale (anche se non è irrilevante: ci torno più oltre). La politica editoriale e i motivi che la dettano, economici o altri, sono esclusivi cazzi dei vertici aziendali e dei responsabili della testata. Se vogliono prendere un libro e pubblicarne la traduzione di una parola su due è nel loro pieno diritto, e le questioni contrattuali in materia sono affari che riguardano loro e l’autore.

L’acquisto invece è cazzi del lettore. Cazzi miei.

Se acquisto un libro tradotto, ciò che mi aspetto è che esso rappresenti la traduzione fedele dell’opera originale. Ciò che di norma accade (o dovrebbe accadere). Dove fedele non vuol dire letterale, parola per parola: questo è talmente scontato che solo chi ciurli nel manico con intenzione potrebbe artatamente equiparare l’opera di traduzione a quella di taglio e/o condensazione (e anche all’editing pregresso o agli interventi in modifica dell’autore stesso da un’edizione a un’altra, specie in riferimento a opere vecchie di decenni). Se qualcuno mai vi dovesse venire a dire una cosa del genere sapete subito di avere a che fare con un furbone che vuole intorbidare le acque e prendervi per i fondelli. Fedele vuol dire che il traduttore ha ricevuto mandato di prendere globalmente in considerazione un’opera e la traduce di conseguenza – l’edizione specifica dell’opera che gli è stata consegnata per la traduzione (nel caso di un’opera esistano più edizioni, perché l’autore l’ha ampliata o rimaneggiata, segnalare quale viene tradotta non sembra una cosa così difficile da fare da parte dell’editore). Traduce perciò operando, in base alle proprie competenze specifiche, l’adattamento in un’altra lingua secondo le caratteristiche di questa lingua. Adattamento dell’opera: di TUTTA l’opera.  
Il presente di Urania *

E’ in questi termini che una traduzione è da intendere come fedele, salvo errori materiali di traduzione. Ed è in questi termini, laddove non specificato altrimenti, che il lettore acquista la traduzione italiana di un’opera straniera. Traduzioni parziali ve ne possono essere per i più vari e degni motivi: edizioni scolastiche; per ragazzi; supereconomiche; Selezione del Reader’s Digest. Basta segnalarlo nel modo più inequivoco possibile: in copertina è l’ideale. E’ in effetti prassi comune farlo perché permette di riconoscere cosa si sta comprando (ma anche vendendo). E’ il banalissimo minimo della professionalità e della decenza. Ma la guerra… Appunto.

Tutto qui: dare al lettore le informazioni in base alle quali effettuare l’acquisto. Se il lettore vuole una traduzione fedele non comprerà una traduzione condensata se, per qualsiasi motivo, gli sta bene una traduzione condensata la acquisterà.

Perciò se qualcuno cerca di buttarvela in caciara perché tanto non esisterebbero “vere” traduzioni fedeli e quindi di che vi lamentate, ditegli che ciurla nel manico, perché così è. Se qualcuno vi dice che è meglio avere una traduzione condensata su Urania che nessuna traduzione, ditegli che ciurla nel manico, perché così è. Se un frutto maturo casca dal pero assieme all’idea che il 15% di tagli è un nonnulla (a casa mia è più di una pagina ogni sette, ma forse la matematica è un’opinione da velleitari, anche un po' fanatici), ditegli che ciurla nel manico, perché così è. Se tizio ve l’ammischia con il fatto che Urania costa poco e quindi cosa pretendete, ditegli che ciurla nel manico, perché così è. Se un tipo ameno vi fa notare che all’autore non frega nulla dei tagli per cui perché accidenti deve fregare a voi, ditegli che ciurla nel manico, perché così è. Se un’anima bella vuol darvi a bere che quell’autore così prolisso è tanto migliore una volta asciugato in sede di traduzione e quindi vi è stato fatto un favore a tagliarlo, ditegli che ciurla nel manico, perché così è e nel modo più plateale e paraculesco: di tutte le stronzate possibili è la più divertente. Non perché abbia necessariamente torto, magari è davvero così. Ma lascialo giudicare, o decidere di non giudicare, a me. Tu (tu editore) limitati a dirmi se hai tradotto tutto o meno in modo che io sappia cosa sto leggendo (ma soprattutto cosa compro). Se insomma qualcuno svicola dalla questione fondamentale, che è quella della mancata informazione al lettore del dato su cui basare l’acquisto, ditegli che ciurla nel manico. Perché così è. E lo sa. Quanto meno all’85%.
Il futuro di Urania? *

La politica editoriale è affare dell’editore e del curatore della testata come scrivevo, e perciò non entro nel merito: all’editore di Urania non frega giustamente un tubo della fantascienza e di come viene presentata e diffusa in Italia, questo è interesse dei lettori se mai. Le ricadute però giungono al lettore e suscitano interrogativi. La pratica di tagliare sezioni assai ampie di un romanzo ne condiziona chiaramente la lettura (o la decisione di non leggerlo). Poiché al di là del fatto che all’editore non importi un fico secco di quello che pubblica ritengo tuttavia che nessun lettore ragionevole pensi che i romanzi vengano tagliati per divertimento, ciò porta ad alcune considerazioni. Assumiamo per comodità (e magari anche carità di patria…) come autentica e sola motivazione dei tagli quella economica per cui Urania non può permettersi la pubblicazione di volumi che superino una certa mole, per altro non così striminzita. L’interrogativo a questo punto è spontaneo: Urania (la testata madre) pubblica in tutto una decina di volumi stranieri all’anno, a fronte di una marea di materiale che viene pubblicato ogni anno negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Canada, Australia. Per tacere del resto del mondo e dei volumi che si accumulano di anno in anno. E’ proprio impossibile trovare una decina di buoni volumi più o meno della lunghezza ideale per essere pubblicati senza tagli? E’ chiaro che rinunciare all’ultimo premio Hugo perché è troppo lungo può bruciare a chi cura la testata, però magari un paio dei finalisti del Nebula avevano proprio la lunghezza giusta.

Ma ho divagato anche io. Concludiamo al punto. E’ nel diritto di un editore pubblicare come cazzo gli pare i romanzi dei quali acquista i diritti; anche tagliandoli a metà se vuole. Però per correttezza avverta quando li taglia (non ditemi nulla, sto già ridendo da solo all’idea di avere invocato la correttezza di un’azienda verso i clienti). Del resto, a quanto pare, a parte quattro catoni non interessa praticamente a nessuno se i romanzi vengono tagliati o meno, giusto? Quindi non può davvero essere che quell’avvertimento non viene messo perché hai visto mai che se le cose le dici chiaramente invece che tutti sanno che le cose vanno così i lettori – pardon i clienti, manteniamo le distanze – potrebbero addirittura cominciare a pensare.

Vero?

* Individuate le zero piccole differenze tra le immagini proposte

16 commenti:

MCP ha detto...

C'e' un'altra questione che non so se qualcuno abbia gia' tirato fuori: se leggo un libro, oltre a investirci denaro, decido anche di dedicarvi un parte del mio tempo. Una parte piu' o meno lunga, a seconda di quanto sono veloce a leggere, a seconda del tempo che IO posso dedicare eccetera.

Pero' compio una scelta precisa: tra i milioni di possibili modi che avrei per passare il tempo, con tutto quel che si pubblica, in una societa' dove le possibilita' sono innumerevoli, dedichero' ORE o GIORNI a leggere quel singolo libro. ORE o GIORNI o SETTIMANE in cui avrei potuto fare dell'altro. ORE o GIORNI o SETTIMANE in cui, alla fine del libro, avro' formulato un giudizio basato su una versione diversa da quella "vera". In cui magari avro' la sensazione di aver buttato il mio tempo inutilmente, per leggere una cosa insulsa o poco comprensibile.

Non e' poi cosi' diverso (anzi, e' identico) rispetto a chi dice "mah, Pratt non mi e' piaciuto per nulla , la Ballata e' un fumetto storto, con un brutto ritmo, impaginato male" e poi capisci che hanno letto una delle troppe, orribili versioni scorciate e rimontate.

Scorciare, tagliare, rimontare... con che criteri? Come si decide quali frasi sono inutili? Un libro o un fumetto sono solo una trama? Certo che no. E cosi' alla fine scopro che ho letto non QUEL libro, ma UN ALTRO libro, diverso da quello che volevo leggere. E chi me lo rida' il tempo perduto, Marcel Proust?

Vincenzo Oliva ha detto...

Sacrosanto.

E' il motivo più importante per cui voglio sapere - e lo voglio sapere prima e senza equivoci - se sto comprando un'edizione integrale o meno.

V.

Nick ha detto...

Mah.Ad essere sinceri mi sarei aspettato una maggior reazione proprio dai lettori storici di Urania.
Capisco l'affezione alla collana ma un edizione completa o al massimo le scuse avrebbero giovato ad Urania.Anche a quei lettori che hanno contestato i "catoni" ed i "taliban".
Ringrazio il cielo di avere ancora la forza di stupirmi per certe cose e di indignarmi.
Credo che tali atteggiamenti di alcuni utenti del blog di Urania dipendano dal fatto che la maggior parte di loro seguano solo quel blog;è olremodo difficile vederli su altri siti quindi credo che come lettori riconoscano solo lo "stile Urania".
Per carità legittimo anche quello e lungi da mè l'idea di criticarli.
Ma possibile che a pochi venga la curiosità di leggere le parti tagliate?

MCP ha detto...

Alla fin fine passa purtroppo il concetto piu' basso di entertainment, per dirla con gli americani: intrattenimento venduto a peso, a pagine, a tempo, non "a contenuto".

Io editore ti sto vendendo 500 pagine, o mezz'ora di fumetto, o 2 ore di film, o 2 giorni di romanzo, o 3 settimane di saga fiume, o 1 mese di cofanetto telefilm. Impacchettato in una confezione. E basta.

Quel che c'e' in mezzo per me editore potrebbe essere anche "il mattino ha l'oro in bocca" scritto 3 milioni di volte, se tu lettore/fruitore l'hai comprato sono fatti tuoi. Tanto (ritorniamo li') sono minchiate che ti vendiamo per farti passare il tempo, e allora va bene tutto, di che ti lamenti? Mica e' Proust.

Lo so, cose gia' dette, ma fa bene sfogarsi :)

Vincenzo Oliva ha detto...

Sì, Nick, la tristezza maggiore viene da quello che dici.

V.

Vincenzo Oliva ha detto...

E' vero, il concetto è la vendita a peso. Però torniamo lo stesso al punto: se la vendita è a peso, che costa dire all'editore che in origine pesava tre kili e ora sono due e quattro? Non sarà che se lo scrivono chiaro e tondo in copertina hanno paura che alla fine anche i più torpidi si chiederanno qualcosa degli altri sei etti?

V.

Anonimo ha detto...

quello che non capisco è perchè una casa editrice come per esempio piemme,credo decisamente più piccola di mondadori, possa pubblicare libri di seicento pagine a 5 euro e novanta e urania non può superare le 350 a 4,90...ciaociao

Vincenzo Oliva ha detto...

Suppongo tu ti riferisca ai volumi bianchi "cicciotti". Non conoscendo le vicende editoriali di quei romanzi non vorrei dire stupidaggini, però credo che si tratti di tutte ristampe di romanzi già editi in edizione rilegata (e forse anche in economica da libreria), e che quindi come diritti costano meno. Credo anche, ahinoi, che vendano molto più di Urania e possano quindi permettersi un prezzo in proporzione più basso.

V.

murgen ha detto...

(sono l'anonimo di prima) Mi riferisco sopratutto a una collana che si richiama ai gialli, piemme super pocket o qualcosa di simile, e probabilmente hai ragione e io non ci avevo pensato: i diritti costano meno. ma devo dire che diverse volte ho acquistato uno dei suddetti attirato sopratutto dal numero delle pagine, essendo io un amante dei libri "fiume". Se epix buonanima, invece di pubblicare a tutti costi quasi soltanto antologie striminzite di autori italiani sconosciuti ai più o abominii, secondo me, come Anharra (ed eliminando le orrendissime copertine), si fosse dedicata alle ristampe, presentando per esempio i romanzi di Simmons o altri autori mondadori pubblicati precedentemente in rilegato e divisi in più volumi, chissà che non l'avremmo ancora in edicola... forse non c'entra niente, quindi scusatemi...

Vincenzo Oliva ha detto...

C'entra, c'entra, Epix ha avuto i suoi bravi tagli, eccome! L'antologia di omaggi lovecraftiani non era completa, mancavano dei racconti (cosa comunque meno grave dei tagli a un romanzo). E poi nulla è così in topic quanto un off topic ;-)

Per venire alla questione, credo che Epix sia stata gestita al peggio. La tua idea di ristampe di classici non è sbagliata, ma non tanto per Epix, quanto per fare da apripista a una collana di inediti come Epix, per creare un mercato e anzi sondarne le possibilità. Certo, poi la collana di inediti andava curata meglio: una miglior veste grafica, una linea editoriale chiara: passare dal decotto Brooks agli omaggi lovecraftiani a esordienti o quasi italiani è quanto meno azzardato per una collana agli inizi.

V.

MCP ha detto...

Fatemi capire: la Epix ha gia' chiuso? E pubblicava Terry Brooks e Lovecraft accanto a roba estremissima (blando eufemismo) come quella di Barone?
(ho controllato: era proprio cosi'!)

Mi meraviglio siano arrivati al n.15...

Heropass ha detto...

Tagliano Vinge che è sempre stato godibilissimo e non tagliano la fantascienza succedanea degli autori italiani prolissa e ridondante oltreché malscritta?

Qui è l'enorme scandalo!!!

Ma come: pago per il caviale, me ne danno per un'inezia e poi compensano con il lompo facendomelo pagare lo stesso prezzo???

Vincenzo Oliva ha detto...

Ci sono anche italiani buoni :-). Sebbene questo sia vero, temo, solo per i nomi storici :-(. Il presente dei "giovani leoni" della fantascienza nostrana mi appare spesso un po' desolante. L'ultimo premio urania che mi sia capitato di leggere, quello di Verso, in realtà non l'ho letto: dopo una ventina di pagine l'ho buttato dall'irritazione per la supponenza unita alla fuffa.

V.

Heropass ha detto...

Idem. I termini che usi sono gli stessi che mi sono venuti in mente. Hai avuto più costanza di me: io l'ho chiuso dopo 10 pagine.
Oggi tutti si sentono in diritto di dover scrivere.
Trovo vi sia mancanza di umiltà e pudore.
Gli ultimi vincitori del Premio Urania sono autori che definirei come upgrade di aeromodellisti (con tutto il rispetto per gli aeromodellisti).

Vincenzo Oliva ha detto...

Non ho avuto il coraggio di leggere altri premi Urania recenti. Del resto, devo ammettere che il migliore di quelli che ho letto per me resta il primo, Gli universi di Moras di Vittorio Catani, non a caso uno degli autori storici della fantascienza italiana.

Heropass ha detto...

Ti sei risparmiato irritazioni inutili. A me non sono dispiaciuti Grasso e Fabriani.