martedì 3 febbraio 2009
[fantascienza] Il classico: L'esperimento di Daniel Kesserich (The Dealings of Daniel Kesserich - 1936/1997) - di Fritz Leiber (1910-1992)
Netta e nettamente percepibile è l’influenza di Lovecraft, “padre” naturale della gran parte degli autori del fantastico della generazione di Leiber, e con il quale del resto Leiber era in contatto in quegli anni. Ma al di sotto di questa forte traccia, quasi un imprinting, la personalità di Leiber, narrativa e stilistica, emerge in modo altrettanto chiaro, e con il procedere della storia in modo più deciso, fino a ricondurre Lovecraft nell’ambito dell’influenza perfettamente metabolizzata ed elaborata.
Fritz Leiber è stato uno degli scrittori più eclettici del fantastico americano, il solo a superare in versatilità ed eguagliare nei risultati narrativi Richard Matheson. Questa novella giovanile lo mostra già nel pieno di questa sua capacità di spaziare tra i generi con facilità perfino irrisoria, anche nell’ambito di una stessa opera. E ne mette in evidenza la maestria con la quale costruisce i personaggi, rendendoli perfettamente funzionali alla storia e allo stesso tempo facendone delle persone autentiche. Così, sia il meccanismo relazionale del gruppetto di amici che fa perno su Daniel Kesserich, sia l’interagire del protagonista George Kramer con gli abitanti di Smithville assumono un sapore di credibilità all’interno di un meccanismo narrativo ben oliato.
Leiber costruisce un’atmosfera inquietante, pone il set dell’azione in una piccola cittadina inventata, uno dei luoghi più caratteristici dell’horror, e la popola di uomini e donne in preda all’inquietudine, all’incertezza e alla paura; l’oppressione psicologica in tal modo descritta si comunica al lettore con naturalezza. E’ su questa atmosfera malsana, di ansia psicologica e incertezza al cospetto dell’apparente sfaldarsi delle leggi fisiche, e dello sfaldarsi dei processi mentali e del pensiero, che Leiber innesta una trama fantascientifica che apparirebbe ortodossa anche a un purista della fantascienza. E in effetti pochi altri temi come quello del viaggio nel tempo sono emblematici per la sf. I due registri di genere si fondono armonicamente, confluendo nella figura eponima della novella, una figura di mad doctor che a perfette caratteristiche della sua maschera unisce una acuta, sintetica, esposizione di una mente borderline.
lunedì 2 febbraio 2009
[fantascienza] I contemporanei - Gli orsi scoprono il fuoco (Bears discover fire - 1990) di Terry Bisson (1942- )
domenica 1 febbraio 2009
[fantascienza] Il classico: Scacco doppio (1972) - di Lino Aldani (1926-2009)
Un racconto che non fa sconti; non ce ne fa, perché nelle sue pagine non è difficile riconoscere le paure, lo sconforto, il senso di inutilità che a volte a tutti capita di provare. Un invito alla riflessione che tuttavia incute il timore di farlo. Tutta la narrativa di Aldani, quanto meno la migliore, propone poca o nulla speranza, o assume una vena malinconica di pessimismo ragionato; questo racconto non solo non vi si sottrae, ma ne è un manifesto.
sabato 31 gennaio 2009
Lino Aldani (1926-2009)

Sei stato il padre della fantascienza italiana e ci lasci le tue bellissime storie come lascito per il futuro.
Grazie. E buona notte, Lino.
http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2009/01/31/lino-aldani-1926-2009/
lunedì 19 gennaio 2009
[fantascienza] Il classico: Diritto di voto (Franchise - 1955) - di Isaac Asimov (1920-1992)
Era il 4 novembre 2008, giorno dell'elezione del Presidente degli Stati Uniti. Se con la coda dell'occhio non avessi còlto la data sfogliando le pagine del racconto, capitatomi per caso tra le mani, non lo avrei riletto. Lo ricordavo con buona precisione, ma non ricordavo certo che la data fosse proprio quella di... domani.
Per i più profani la fantascienza è una sorta di palla di vetro, e gli scrittori che se ne occupano sono dei maghi da luna park con tanto di cappello da Mago Merlino dei cartoni animati, magari con la differenza che con le loro previsioni ci azzeccano. I lettori sanno bene, invece, che la science fiction di rado coglie il dettaglio delle innovazioni tecnologiche, e a volte neppure il quadro complessivo (internet non è il cyberspazio, non ancora per lo meno se mai lo sarà: nonostante il cyberpunk abbia informato di sé l'immaginario degli ultimi anni); a volte vi riesce se il dettaglio è già percepibile nel quadro complessivo attuale: così Cleve Cartmill ricevette a casa una visita di agenti governativi che gli chiesero conto del fatto che in un suo racconto (Deadline) pubblicato su Astounding avesse spiattellato quelli che avrebbero dovuto essere i particolari segreti della bomba atomica, e mostrò e commentò loro tutti gli articoli pubblicati su giornali e riviste dai quali aveva tratto le informazioni necessarie per descrivere la bomba. Ma al di là di questi vari aspetti, ciò che spesso davvero riesce alla fantascienza è cogliere gli elementi iniziali di una tendenza, scientifica e ancor più sociale. O se non cogliere gli elementi iniziali, focalizzare quegli elementi ancora scarsamente avvertiti o affatto inavvertiti; farsene sistema di allarme (o, con tristezza, inascoltata Cassandra). Da qui, la forza che agghiaccia di Diritto di voto.

Seppur con l'abituale eleganza verbale e sottigliezza, Asimov fa uso nell'occasione di uno stile che gli è per solito inusuale: la ferocia. All'ironia leggera, all'umorismo offerto con garbo al lettore, anche laddove fustiga i difettucci umani, qui sostituisce una satira abrasiva, perfino cattiva. Inavvertita, sotto quella patina di eleganza sorniona, ma ben presente. Scentra l'obiettivo nei dettagli; ma con un racconto di quasi cinquantaquattro anni or sono puntato sul nostro presente, questo è nel gioco; tuttavia non scentra il quadro: gli Stati Uniti che Asimov ci racconta sono il precipitato finale di una democrazia apparente. Il governo reale - dell'economia, della società, dell'azione politica - è riassunto in un sistema impersonale, onnicomprensivo, remoto e inconoscibile (fisicamente remoto e inconoscibile), definitivamente esternalizzato rispetto alla natura umana, perfino più degli gnomi di Wall Street: Multivac. All'elaboratore ultimativo, presente anche in altri racconti, è demandata l'organizzazione vera, la reale strutturazione delle attività umane tutte. Agli uomini - anche al Presidente, questo è sottinteso ma chiaro - il compito di eseguire i dettami della Macchina che, tutto prevedendo, decide sempre e comunque per il meglio. E si esprime attraverso i suoi ingegneri/interpreti in camice bianco, i nuovi profeti. Tuttavia la democrazia è salva: le elezioni si svolgono ancora. Che siano svuotate di senso, come lo sono state sostanzialmente da anni quelle succedutesi nella nostra realtà, ha poca importanza: il rito è perfino più simbolicamente potente, più suscitatore di entusiasmi e attese. Multivac, l'onnipotente sapere, possiede tutta la conoscenza necessaria per scegliere chi deve occupare ogni singola carica "elettiva" del paese per il bene della popolazione (un po' come la pubblicità che conosce i nostri bisogni e desideri meglio di noi stessi), ma è carente dell'imponderabile elemento umano. Qui si inserisce il simulacro ritualizzato, e per questo simbolicamente decisivo, del voto. Il 4 novembre 2008 tocca a Norman Muller, commesso in un grande negozio di una anonima cittadina dell'Indiana, rappresentare la nazione al voto. Questo Joe the Plumber ante litteram mima in sé l'essenza del gioco democratico portato a piena distillazione: il voto di ciascun elettore è potenzialmente decisivo, quindi un solo voto _è_ decisivo, e sufficiente, per il costitutivamente saggio Sistema incarnato da Multivac. O meglio: disincarnato. Norman Muller sceglie per la nazione, per tutti i suoi pari tra i quali è stato casualmente scelto. E ne sarà giustamente orgoglioso, come ogni elettore che concorre alla scelta del proprio governo. E' però proprio qui che Asimov diviene perfino crudele, emette un vaticinio che suona sinistro. Norman Muller, l'Elettore/elettorato, sussume l'impotenza del nostro elettore reale. Il voto -

Pluriantologizzato, credo che l'ultima pubblicazione del racconto sia stata nel volume in cui ieri l'ho riletto, lo splendido Cinquant'anni di futuro, celebrativo del cinquantenario di Urania.
domenica 14 dicembre 2008
[fantascienza] I contemporanei - la narrativa di Ted Chiang (1967- )
Nei circa diciotto anni trascorsi dal suo esordio letterario nel
Chiang si presenta in tutto come uno scrittore di fantascienza dell'ultima generazione: la sua narrativa è complessa, articolata, profonda e da seguire con attenzione: a volte i suoi racconti appaiono come piccoli saggi in grado di rendere affascinanti argomenti assolutamente ostici; poderosi nello scardinare le vecchie convenzioni sulla scienza nella fantascienza come puro pretesto per avventure standard mascherate; ciò che lo rende diverso da altri autori di rilievo è che la sua narrativa risulta più complessa, articolata, profonda e da seguire con attenzione della loro; mantenendosi più affascinante nel guidare il lettore attraverso le complessità e i labirinti delle trame; scardinando quindi con naturalezza assoluta e completezza quelle vecchie convenzioni: in Chiang la scienza, e più generalmente le ramificazioni dello scibile e del conoscibile, sono davvero al centro della speculazione e della narrazione. Ed è una scienza - e una conoscenza - pienamente accettata, mai temuta, sempre indagata con curiosità, penetrazione intellettuale e competenza, e il più consapevole infrangere gli schemi intellettuali conformistici. Lo stile è l'architettura comunicativa che contiene e modella questo materiale ispirativo ricchissimo; e ne viene a sua volta influenzato e plasmato. La scrittura di Chiang è articolata e complessa quanto ciò che egli descrive e quanto il fitto ordito delle sue trame. Una scrittura barocca, ma di un barocchismo "scientifico", ritmato dal dipanarsi con implacabilità e precisione matematica degli sviluppi narrativi: nulla davvero è lasciato al caso nei suoi racconti, e ogni elemento si incasella con esattezza; e tutto ciò avviene fino a mostrare al lettore, nei finali, la completezza di un meccanismo che è mirabile gioco a incastro. Ma più che gioco: esecuzione di un programma. Le storie di Chiang posseggono il fascino dei racconti di un bardo moderno, per quanto ardui da penetrare possano apparire al lettore frettoloso. Ci si deve concedere l'agio e il tempo di gustarli.

Seppure il corpus delle sue opere sia così limitato quantitativamente, Chiang vi ha compresso una gran parte delle variazioni narrative che la fantascienza ha elaborato nella sua storia: alieni, superuomini, viaggio nel tempo, storia alternativa, riflessioni sulla religiosità come sulla scienza, rivisitazione e rielaborazione del patrimonio mitologico umano; con irrisoria facilità supera quello steampunk tanto in voga anni fa approfondendone il gioco e arricchendolo di considerazioni sulle modalità della conoscenza. All'interno di questa variegata molteplicità di ispirazioni, vi sono sicuramente dei temi maggiormente ricorrenti e in certo modo fondanti e propulsivi. La comunicazione in ogni suo aspetto è forse il più evidente e importante, e non a caso: alla base di ogni interazione tra esseri intelligenti vi è la necessità di comunicare; e le difficoltà inerenti a questa necessità, gli equivoci e le distorsioni che nascono dalle differenze che segnano il fenomeno rispetto a ciascun individuo, ciascuna cultura, ciascuna specie, non solo sono argomento appetibilissimo di indagine speculativa, ma anche fonte pressoché inesauribile di spunti narrativi tra i più interessanti. L'originale rielaborazione dei miti e delle storie umani è il secondo pilastro della narrativa di Chiang: dal suo primo racconto, "Torre di Babilonia", a quello che per ora è l'ultimo, "Il mercante e il Portale dell'Alchimista", passando per "Settantadue lettere" e "L'Inferno è l'assenza di Dio", Chiang non si limita a usare la sterminata eredità religiosa, mitografica e letteraria dell'umanità per raccontare delle storie su di essa - cosa che ugualmente fa con capacità affabulatoria invidiabile - ma si pone e raggiunge l'obiettivo di analizzare i meccanismi psicologici, culturali, sociali che sono alla base di essa eredità. L'alterità è il terzo aspetto caratterizzante di gran parte del lavoro di Chiang; è banale che la fantascienza descriva un'alterità rispetto alla nostra realtà, e tuttavia troppo spesso se non quasi sempre, questa alterità è tutta di superficie, e basta scrostare un minimo lo strato superiore per veder affiorare un universo narrativo che non si discosta dalla peggiore banalità della letteratura realistica più deteriore, appena mascherata. Le realtà narrative di Chiang sono invece autenticamente altre dalla nostra, eppure molto più aderenti alla sostanza intima della nostra umanità e della nostra identità psicologica e sociale. E universi dove le leggi scientifiche sono completamente stravolte, ma pur obbediscono ferreamente al metodo scientifico; cosmogonie arcaiche che pur si strutturano con maggior coerenza dei voli pindarici di certa moderna cosmologia; il tutto ordinato dall'incessante e accuratissima curiosità indagatrice e chiarificatrice dell'autore: perché la chiarezza è sempre l'obiettivo finale di Chang, che invariabilmente va a bersaglio.
Chiarezza; fascino; complessità; sfida intellettuale; originalità di pensiero: i racconti di Ted Chiang offrono tutto questo, parlando in prima istanza al nostro essere pensante, ma attraverso di esso arrivando alle nostre emozioni a un livello di intimità che non ricordo di aver sperimentato con altri scrittori di fantascienza (e assai raramente in ogni caso). Non è possibile definire convenzionalmente come "divertente" la sua narrativa, ma è perché Chiang ridefinisce, quanto meno in ambito fantascientifico, il contenuto semantico del vocabolo.
lunedì 8 dicembre 2008
[fantascienza] I contemporanei: Coney Island della mente (A Coney Island of the mind - 1993) di Maureen F. McHugh (1959- )
In Italia è apparso nel 1995 sulle pagine del n.9 della terza incarnazione dell'edizione italiana della Asimov's, quella targata Telemaco/Phenix di Daniele Brolli: una delle tante sue iniziative editoriali malamente finite, probabilmente la migliore e che avrebbe senza dubbio meritato migliore fortuna.
